Sicurezza sul lavoro in azienda: quali regole sul vaccino anti-Covid per i dipendenti

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Cogito ergo sum. Penso quindi esisto secondo l’accezione di Cartesio sull’essere umano. L’idea quindi di realizzare uno strumento efficace in ambito di sicurezza sul lavoro passa attraverso una campagna di comunicazione mirata: insomma, se scegli di non vaccinarti, ti spiego perché invece dovresti farlo. Le imprese scelgono la via dell’informazione come strumento tra i più efficaci tra quelli a loro disposizione. È per questo motivo che sono iniziate le campagne di sensibilizzazione alla somministrazione del vaccino Anti-Covid. 

Le campagne di sensibilizzazione sul vaccino per i dipendenti delle aziende: il parere di un esperto in sicurezza sul lavoro

“E’ una questione molto delicata, ma allo stesso tempo di fondamentale importanza – spiega l’ingegner Stefano Bergagnin, membro del Gruppo di Lavoro Sicurezza del CNI e direttore Tecnico Pass Srl -, al riguardo stiamo programmando una campagna di sensibilizzazione per un’azienda molto importante con migliaia di dipendenti, operante nel settore socio sanitario, quindi particolarmente a rischio. L’informazione in questo momento è essenziale per sciogliere le riserve di coloro che sono titubanti di fronte all’eventualità di vaccinarsi”. La legge ci dà alcune indicazioni. Come la Costituzione all’articolo 32 (tutela della salute), il Codice Civile all’articolo 2087 (sull’integrità fisica dei prestatori di lavoro garantita dal datore di lavoro) o il D.lgs. 81/2008 (agenti biologici pericolosi tra cui è stato inserito il SARS-CoV-2). 

L’ipotesi licenziamento in caso di rifiuto al vaccino

“Il vaccino è necessario per garantire una tutela, anzi una grossa tutela ai lavoratori dipendenti: come dicevamo la legge parrebbe permettere, in linea teorica, il licenziamento di chi non intende vaccinarsi, ma non sarebbe di fatto una strada percorribile. Lo hanno chiarito gli stessi medici competenti, perché si tratterebbe di licenziare persone che di fatto sono idonee al lavoro. Quindi, finché non esisterà una legge che imponga l’obbligo di vaccinazione, occorrerà rendere più consapevoli i lavoratori. Sono gli stessi medici competenti a chiarire che non si possa negare l’idoneità a chi l’ha sempre ricevuta lavorando in condizioni di sicurezza. Al riguardo stiamo parlando di misure già in atto da tempo con dispositivi usa e getta e tutte le dotazioni necessarie a garantire la sicurezza sul lavoro”. Ce lo dicono i numeri: al momento, la vaccinazione risulta essere lo strumento più efficace tra quelli disponibili per garantire percentuali sempre maggiori di immunità al coronavirus. 

La stragrande maggioranza dei lavoratori è favorevole al vaccino

“L’unica cosa che non possiamo sapere sono gli effetti a lungo termine di questo elemento di contrasto al Covid-19, ma i vaccini sono stati tutti testati con esito positivo. Io non mi tiro indietro e lo farò appena possibile, già in primavera, tra aprile e maggio 2021 quando rientrerò nella fascia di età. Non sono l’unico a pensarla così, perché parlando dei dati relativi al nostro territorio si raggiunge l’85% di lavoratori favorevoli alla vaccinazione. È un ottimo dato sia rispetto ad altre zone dove la resistenza registrata dai sondaggi è del 50%, sia dal punto di vista dell’obiettivo nazionale dichiarato che punta al 70% per raggiungere l’immunità di gregge. Anche una refrattarietà registrata del 10-15% sarebbe quindi sostenibile”. Se per Cartesio il dubbio è l’inizio della conoscenza, allora l’informazione è l’inizio dell’atto di una presa di coscienza per sé, ma soprattutto per gli altri, quando si parla di sicurezza sul lavoro. 

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