Investire in sicurezza | Per la tutela del proprio capitale umano e per il futuro

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Riportiamo un estratto di un interessante articolo apparso sul n.11 del “Giornale dell’Ingegnere” – Novembre 2017 – in merito all’importante posizione assunta dal Sostituto Procuratore del Tribunale di Torino, Ciro Santoriello, in cui, al di là delle considerazioni di carattere penale ed etico che ovviamente restano di primaria importanza, Santoriello mette in evidenza il fatto che il risparmio sui costi della sicurezza si traduce in una ridotta efficienza a livello produttivo.

Nelle sue parole inoltre, si sottolinea più volte quanto sia fondamentale il ruolo dell’ingegnere consulente per la sicurezza, all’interno della dialettica con l’imprenditore sull’ottimizzazione dei costi aziendali e sulle scelte relative agli investimenti.

Ecco alcuni passaggi tratti dall’intervista rilasciata durante la V Giornata Nazionale dell’Ingegneria della Sicurezza del 20 ottobre 2017:

“L’ingegnere […] può essere il protagonista della rivoluzione in materia di sicurezza sul lavoro. […] L’ingegnere può proporre all’imprenditore una visione più aperta al futuro e sollecitare a una gestione dell’impresa in cui il calcolo costi-benefici non si limiti all’oggi, ma abbia un approccio prospettico”.

Per le imprese investire in sicurezza è un valore o un disvalore?
Nessuna impresa può permettersi di sottostimare il profilo della sicurezza e tutela della salute dei propri lavoratori. L’interesse che l’imprenditore deve dimostrare per la salute dei dipendenti non è semplicemente espressione di un atteggiamento di legalità ed eticamente corretto”

Perché le aziende che investono meno in sicurezza sono anche le meno efficienti a livello produttivo e viceversa?
“Immaginiamo che in un’azienda ci siano 10 dipendenti, 5 esperti e professionalmente preparati e altri 5 di recente assunzione, ancora da formare e a digiuno delle tecniche di lavorazione più complesse. Se l’imprenditore dovesse rinunciare a uno dei 10, secondo voi preferirebbe che l’assente appartenga al primo o al secondo gruppo? Ovviamente per il datore di lavoro sarebbe decisamente meglio che si allontanasse dalla sua azienda un giovane ancora inesperto”

Qualora dovesse infortunarsi il dipendente più esperto, ne sarà valsa davvero la pena di risparmiare sui costi per la sicurezza, visto che poi si è persa una risorsa importante per l’azienda?
“Ho fatto molti processi per infortuni sul lavoro e mi ha colpito sempre una costante. Le azienda maggiormente efficienti, più attente alla modernizzazione, le imprese che più investivano in nuovi macchinari, che ottimizzavano continuamente le linee di produzione erano al contempo quelle più attente alla sicurezza dei dipendenti, quelle in cui più severe erano le reprimende e le sanzioni nei confronti di chi assumeva atteggiamenti pericolosi per la propria o altrui sicurezza. […] Mi domandavo quali motivazioni spingessero un amministratore, che già aveva sostenuto spese per investimenti, ad affiancare a tali costi ulteriori investimenti economici per la sicurezza dei suoi lavoratori […]. […] la risposta è ovvia: chi ha investito in ammodernamento dell’azienda e nella formazione del personale non può correre il rischio che l’investimento vada perso perché chi doveva far funzionare quelle macchine, chi doveva garantire l’implementazione del processo produttivo si è fatto male.
[…] il verificarsi di un infortunio sul lavoro non rappresenta solo un elemento di costo per l’impresa e, in quanto tale, un fattore critico per il processo produttivo. Tale circostanza è anche la conseguenza dell’inefficienza più profonda dell’azienda, la quale è incapace di investire nell’ammodernamento dell’impresa e nella necessaria formazione del personale, e, proprio perché cerca di sopravvivere solo mediante il risparmio dei costi, in primis quelli sulla sicurezza, è incapace di proteggere il proprio capitale umano”.

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